Alessandro Mancuso - 70 ville antiche a San Pier d'Arena - Poesia e Narrativa

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Alessandro Mancuso - 70 ville antiche a San Pier d'Arena



ALESSANDRO MANCUSO - 70 ville antiche a San Pier d'Arena

7 itinerari per ammirare i palazzi esistenti
e scoprire le tracce di quelli demoliti o trasformati
Ed. cartonata
pag. 280 - Euro 25,00 - ISBN 978-88-89558-90-4




Che Sampierdarena sia brutta è un'idea che ho sentito ripetere molte volte. E non mi ha mai convinto del tutto. Provate voi ad essere un borgo di mare per secoli e poi a farvi portare via, nell'arco di pochi decenni, prima una montagna intera, dopo la spiaggia ed infine lo stesso mare. Provate voi ad essere luogo di villeggiatura patrizia con sontuosi giardini, boschetti, verdi rilievi e fasce coltivate; poi fatevi cancellare tutto questo dalla prima grande ferrovia di valico italiana, da un casello autostradale (quando, tra automobili e camion, ce ne saranno stati in circolazione diciotto) e da uno dei più grandi complessi industriali del mondo di allora. In ultimo provate a diventare una vera città con palazzoni di sei piani già alla fine dell'Ottocento, e per di più alle immediate porte di una città ancora più grande. Ditemi un po' ora come vi sentite? Mica freschi come una rosa, direi. Ed infatti Sampierdarena non è fresca come una rosa, tutt'altro. Ma da qui ad essere proprio brutta ce ne corre.
Chi afferma questo non ha mai visto i posti davvero brutti. Quei luoghi - e il nord dell'Italia ormai ne conosce tanti - che non hanno storia, non hanno nerbo, non ti raccontano niente e quando ci sei dentro e cammini per strade inespressive, sotto edifici-scatola nati dal nulla ed aperti sul niente, avverti le stesse sensazioni che potresti provare passeggiando in un contenitore di latta per caffè macinato. Senza neanche il caffè. Quei luoghi dove il massimo del senso estetico è soddisfatto dal sublime divieto di stendere i panni dai balconi; dove le facciate dei condomini devono essere prive di irregolarità, di asimmetrie, di iniziative personali, in quanto tutto ciò potrebbe apportare una pericolosa discontinuità all'operato di architetti lobotomizzati, il cui intervento sulle cose è guidato dallo sguardo bianco, caduco e freddo come le loro vite. L'ordine dell'assoluta mancanza di passione; la linearità inappuntabile e smorta di tanta parte del nostro presente.
Vivaddio Sampierdarena non è così, perché dentro il suo cuore pulsa pur sempre quello di "San Pier d'Arena", e quando hai una storia come la sua alle spalle, la vita vera finisce sempre per emergere anche dalla sporcizia, dall'incuria, dal malaffare.
Scrivere delle ville di questo antico borgo, e riordinare le notizie reperite via via su di esse, è stata una specie di necessità che mi portavo dietro da molto tempo. Quelle stesse ville osservate fin dall'infanzia, così smarrite in mezzo ad un'urbanizzazione che sembrava (e sembra ancora) volerle nascondere come si fa con la polvere sotto il tappeto, hanno rappresentato da sempre, per me, una catena di misteri che andavano in qualche modo, e per quanto possibile, svelati. Più affascinanti proprio per questo; la bellezza assoluta, sotto gli occhi di tutti ed evidente in ogni suo aspetto, mi commuove poco. Adoro la bellezza da scoprire un po' alla volta, quella inusitata, inattesa, sorprendente, che non tutti scorgono, che ti cattura non alla prima osservazione ma alla ventesima, se solo hai lo spirito giusto per attendere, scavare, scovare, da curioso indiscreto e tenace.
Le ville sono naturalmente anche un pretesto per far riemergere differenti aspetti della storia: quelli riguardanti le strade, l'ambiente, il panorama, i mutamenti sociali. E qui la curiosità di chi, come me, è interessato a tali cose, usufruisce di un valore aggiunto non secondario: quello di essere "foresto". E di molto, anche. Cioè di Marassi. L'altro capo della città, o meglio, un altro luogo immediatamente fuori le mura di Genova, ma dalla parte opposta rispetto a Sampierdarena, a levante, solo con il mare molto più lontano.
Non basta ancora? Ebbene, approdo a questo lavoro, che nessuno mi ha commissionato se non la curiosità appassionata di un semplice narratore e osservatore di atmosfere, dopo tanti e tanti anni di esilio a nord del Po. Anni nei quali le cose che mi sono mancate maggiormente, più ancora del clima, dei carrugi, del mare stesso, sono state le facciate dei palazzi, la loro struttura, le forme e la disposizione. La Lombardia (quella di oggi, beninteso), a mio avviso, è terribile da questo punto di vista. Finisce che, quando torni, ti piace persino guardare il "Biscione", per non parlare della ricchezza architettonica di tanti caseggiati di corso Galliera, di Circonvallazione a Monte, di via Buranello, solo per citarne alcuni.
L'osservazione attenta ed incantata delle ville di San Pier d'Arena mi ha consentito di dar voce a questa spinta interiore, a questo bisogno di forme ricche, frastagliate, antiche e, appunto, misteriose di cui nutro il mio transitare per le strade nella quotidiana e felice fatica di essere tornato in patria ed aver scelto, per farlo, Sampierdarena.
Non è quindi il lavoro dello storico, dell'esperto di arte o di architettura, né del ricercatore vero, ad aver guidato le pagine che seguono: è piuttosto quello del narratore, abituato da una vita a stupirsi, scrutare, descrivere, raccontare e cantare il lato rovescio delle cose, la bellezza celata dietro un abito lacero, il fiore calpestato a cui pochi dedicano attenzione. Poi, per carità, la bellezza dei principali palazzi monumentali di Sampierdarena fortunatamente è nota a molti, ma io non mi sono limitato a soffermarmi solo su quelli, sperando di suscitare qualche piccola sorpresa in chi, amando il quartiere, non ne conosce alcuni piccoli segreti del tempo e avrà piacere a scoprirli, come ho fatto in modo che capitasse a me.
Ma, attenzione: l'intervento non ha finalità nostalgiche. Detto che prima era tutto, ovviamente, più bello, non abbiamo ancora esaurito il nostro compito. Il senso di scoprire le tracce del passato in ciò che abbiamo oggi intorno vuole essere un modo per vivere il territorio con più gusto, più consapevolezza e magari anche più rispetto. Percorrere una strada, affaccendati e distratti come siamo ogni giorno, è più bello se di quella strada, e magari di alcuni palazzi storici che la fiancheggiano, conosciamo qualche frammento che ci arriva dai secoli. È un modo per riempire un vuoto con la curiosità e la passione. Nei luoghi veramente brutti, perché senza storia, questo non può accadere. Ecco perché, in quei luoghi (che a Sampierdarena non esistono affatto) si annaspa per le strade, frettolosi e sempre più annoiati.
Alessandro Mancuso


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