Andrea Ceriani - 'Emorragie' del cuore - Poesia e Narrativa

Vai ai contenuti

Menu principale:

Andrea Ceriani - 'Emorragie' del cuore

ANDREA CERIANI
'Emorragie' del cuore
ISBN 978-88-99042-50-9
Euro 10,00

È lo scorrere del tempo, la novità espressiva di "Emorragie del cuore"; l'avvertimento profondo della misura delle cose come limite assoluto posto alla naturale tendenza umana verso il non finito, verso la luce e la verità. Peraltro i temi di fondo della poesia di Andrea Ceriani emergono intatti anche nella presente raccolta: resurrezione, eternità e vera vita nella luce guidano i versi dei componimenti disvelandosi nelle clausole, molto spesso perentorie, lapidarie e fulminanti.
Eppure in questa nuova opera affiorano immagini inedite per chi conosce la produzione dell'autore: l'alternarsi delle stagioni, qualche brandello di emozione riaffiorante dal passato, volti di cari scomparsi. Lo scorrere del tempo, ecco. Per chi è abituato alle splendide atmosfere di Ceriani, rarefatte e scenografiche, di una pittura assoluta ed immensa,  ferma nella rappresentazione di un istante immobile, cupo ed impressionista, straniato, come se non appartenesse alla realtà, saranno occasione di felice sorpresa gli accenni alla luce, al fuoco, alla canicola estiva, allo splendore del sole e del giorno. Il tempo terreno della vita è rappresentato in movimento, tra un prima e un dopo, tra l'età giovane e quella matura o anziana, tra il periodo della buona stagione e quello del suo stesso declinare.
Ma, attenzione: il fondamento dell'illusorietà della vita terrena sta proprio nel fluire delle stagioni, nel passaggio dalla luce al buio, dal finto movimento alla stasi reale dell'eternità: "Lentamente ogni mondo / si trasforma e lascia le / sue forme ad altre immagini, / nuove formule, incredibili / disegni fino a confondere, / ingannare, illudere di una / "terrena eternità"."
È infatti la fissità delle statue ad offrire simboli leggibili del rapporto rovesciato tra il falso ed il vero, così come le immagini di vetusti carri che sottolineano il valore intrinseco di un binario morto, oppure l'accompagnamento funebre verso la finta fissità della tomba contrapposta alla felicità del movimento eterno e finalmente ed illimitatamente reale: "il mio mondo scompare / come d'improvviso o / riappare in altre 'realtà'."
L'attesa di "una primavera nuova" sancisce bene il gioco concettuale concentrico basato sull'alternanza delle stagioni, dove il bel tempo dell'anno appare chiaramente un illusorio simbolo della vita terrena che si costruisce "falsi simulacri di salvezza" persistendo cocciutamente in un errore che probabilmente è insito nella intima natura dell'animo umano.
Le "emorragie" sono i trabocchi di immensità a cui il nostro pensiero può solo tendere con l'intuizione, con il sentire, in un ossimorico contrasto che non risolve mai la propria conflittualità intrinseca, la propria predisposizione all'inganno degli altri e persino di sé: "Sulle labbra parole dolci di miele, / ma nel cuore è l'aspra follia di sangue". Non manca il dolore per un mondo che non riconosce l'immensa vanità del tutto di cui è composto: "così è l'anima mia trafitta dai / dardi penetrati dell'incredulità". Per il poeta la vita è secca e sterile, come riportano icasticamente talune immagini solatie di deserto, di fissità, di asciuttezza arida, raggiunte solo in splendide epifanie dal raro brillare, o dallo spirare gentile di una lieve brezza,  di ciò che si manifesta come infinitesima presenza dell'eternità; oppure "un 'seme', segno e promessa / di eterna resurrezione".
Le "emorragie del cuore" costituiscono la resa carnale di una categoria, sublime e dolorosa insieme, qual è l'attesa; null'altro sembra esistere realmente, al di là del recupero improbabile di 'naufragi di sudari'.
Il verso di Andrea Ceriani non ha bisogno di presentazione, pieno com'è, rotondo, levigato ed aspro, risuonante e coloristico, agito in metri brevi e soste, pause, intralci, a manifestare la fatica della ricerca interiore, l'ansia della risposta ad una folla tumultuosa di domande che convergono sempre in una, terribile e lucente, domanda sola.
Alessandro Mancuso

Torna ai contenuti | Torna al menu