Carlo Paludi - Fiorangeli - Poesia e Narrativa

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Carlo Paludi - Fiorangeli

Catalogo



Carlo Paludi
Fiorangeli
Euro 8,00



La prima impressione che si ha leggendo le liriche di questa nuova silloge Fiorangeli di Carlo Paludi è quella di un uomo sospeso che guarda, osserva, scruta e coglie i palpiti d'emozione che la vista gli dà, sentendosi al di fuori di tutto quello che vede. Sono poesie del vedere, ma soprattutto del guardare, cioè del soffermarsi ad osservare e dell'indugiare a cogliere e ad auscultare le proprie emozioni in rapporto appunto a ciò che la vista percepisce.
Per questo, privilegiato appare il punto d'osservazione, che si potrebbe individuare ne Il balcone (17), da cui l'uomo - poeta si affaccia, luogo sentito come qualcosa nel mondo, ma fuori di esso, che permette di vedere, che amplia gli orizzonti, che proietta in una dimensione diversa da quella della quotidianità di vita. Il poeta quindi da questo punto di osservazione non ha solo la possibilità di guardare il reale, ma anche quella di cogliere specularmene il mistero insito nella natura, con la percezione di un altro "balcone da cui si affacciano/ Bambini e sciami di santi".
Questa particolare tensione del poeta tra un dentro e un fuori, esistenziale e psicologico, fa sì che la silloge si snodi in un susseguirsi di liriche in cui, con uno scorrere di immagini originali e fantasiose, si intreccia il piano dell'umano con quello della natura, nell'intento di mettere in evidenza la sostanziale identità del palpito vitale nelle sue diverse forme e manifestazioni, pur nei diversi regni della natura. La poesia si fa così percezione di quel mistero che pervade tutto il reale, rendendolo particolarmente attraente, in quanto riesce ad animarlo di figure affascinanti, come i Fiorangeli (69), eponimi della raccolta, e conferendogli una dimensione di persistente eternità al di fuori del tempo.
In questo mondo, ampliato dalla percezione del mistero, Passa il poeta (5) che sa cogliere il linguaggio degli alberi in Le parole del pino (3), sa guardare con occhi sognanti gli elementi del paesaggio, in La torre di Nervi (30), i capolavori dell'arte, ne La Gioconda (8), le impreviste Meraviglie della natura, ne Il cerchio nell'acqua (9) e i fiori, ne Il giglio (20).
Questo rapporto, fatto di meraviglia e di incanto, nelle parole del poeta si estende anche ai rapporti interpersonali, che, attraverso la rielaborazione della memoria, si connotano di una dimensione onirica che li rende quanto mai occasione di consolazione e di conforto, così in diverse liriche, come Quella volta (49) e L'incantesimo (51). L'atteggiamento del poeta è quello di chi guarda "più lontano di quanto/ Gli occhi potessero vedere" (Più lontano, 44), perché il suo "guardare" non è solo un vedere, ma è anche un ricordare ed uno sperare, un osservare al di là dello spazio e del tempo, in cui il passato, il presente e il futuro si congiungono in una dimensione di consolante attualizzazione.
Nasce così una poesia di grande ariosità, grazie alla dilatazione sensoriale dello spazio e del tempo, riassunto nel soggetto poetante, una poesia intrisa di una luminosità trasparente e cromaticamente variegata derivata dalle immagini fatte di associazioni e di ossimori, in un intreccio creativo di realtà, immaginazione e sogno, una poesia della musicalità continua che sgorga dall'allitterante persistenza delle vocali e dalla sonorità delle consonanti.
Tutto questo per poter guardare al mondo con la rasserenante speranza nel cuore di un Oltre dove possa avvenire un incontro, quell'incontro capace di arricchire con la dimensione dell'infinito la nostra esistenza, per esperienza diretta e sicura limitata solo al tempo terreno, ma in cui è insopprimibile il desiderio di qualcos'altro, un desiderio fatto di speranza e di interrogazione, tanto da farsi sogno, come in Il sogno dei beati (59), dove il poeta dice: "Chissà se davvero Gesù/ E' lassù nel cielo stellato - / Se ci aspetta a braccia aperte". Questa è l'unica speranza che può consolare il nostro cuore ed è quella speranza che solo nella poesia sa trovare la sua voce più autentica.
Rosa Elisa Giangoia



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