Cristiana Maria Sebastiani - Taccuino sardo - Poesia e Narrativa

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Cristiana Maria Sebastiani - Taccuino sardo

CRISTIANA MARIA SEBASTIANI
Taccuino sardo
ISBN 978-88-99042-52-3
Euro 8,00

La silloge “Taccuino sardo” muove le proprie istanze poetiche a partire da una particolare tendenza espressiva alla personificazione degli elementi naturali. Ogni animale, ogni pianta, ogni scorcio ha una sua vita, con diritto a manifestare la propria essenza nella naturalezza dello sguardo che ne sa cogliere, oltre il semplice scorcio paesaggistico, la vena feconda di trasmissione spirituale. Uno sguardo discreto e abbacinato, in cui risalta il silenzio ma un silenzio statuario che non sa di immobilità, non richiama al dipinto. Sebastiani mostra le dimensioni, le fa rivivere sulla pagina in cui non c’è mai fondale ma l’effettualità potente e densa di richiami della natura. I colori non sono evocati dalle parole, pur sapienti, ma emergono in un movimento continuo di mare, di fronde frementi, di vento imperioso. Colpisce la rielaborazione metamorfica che incrocia la vivacità degli oggetti, reinventandone le peculiarità essenziali e facendo agire ogni entità in un contesto aulico, come le scelte lessicali che richiamano i passaggi.
Il punto di osservazione si fa spirito delle cose, si lascia plasmare nell’anelito di divenire parte di un tutto definito, dimentico e assoluto: “Vorrei restare per sempre così / cullata dal vento / amico dell’onda / e respirare il candido aroma / della sabbia tranquilla”. La presenza prorompente della vitalità ancestrale della natura è altresì occasione di sguardo nostalgico al periodo che, più di ogni altro, rispetta il ritmo e l’anima del paesaggio sardo (“Sardegna / Un gigante di vento e di Sale / sotto il sole rovente.”), ovvero l’infanzia.
Il verseggiare di Cristiana Maria Sebastiani è accorto e stillante; poggia solido su vocaboli di pietra, di sale e di mare, che sanno ritrarre e trasmettere percezioni uditive, olfattive e sensoriali in genere. Il taglio sintetico è una ricerca meticolosa della purezza degli elementi scolpiti, in cui più che l’osservazione conta il sentire la spiritualità ineffabile delle vedute, l’anima stessa dell’avvertimento di una o più presenze in un contesto naturale d’eccezione.
Una poesia che non ammette disturbi, che non conosce distrazioni; è dentro le cose, connaturata ad esse, fatta di oleandri, rocce e fichi d’india, dettata dal mare e dall’abbaglio del sole. Tutto vive la propria realtà immutabile con la naturalezza dell’esistenza più piena, testimoniando soltanto il fulgore della propria presenza, e lo fa in movimento, come in gesti ripetuti che rivelano una spiritualità dinamica, a tratti gradevolmente narrativa e fiabesca: “Il sole / flotta tra gli olivi (...) mentre i cactus / s’inerpicano sulla costa”. Ogni componimento richiama, direttamente o indirettamente, a quello successivo, introducendolo e lanciandolo, quasi a creare una sorta di collana di situazioni che arricchiscono con ordine il “taccuino”.
In conclusione della raccolta compaiono le uniche due figure umane degne di nota, ma a pensarci bene talmente incise dal solco del passato da costituirsi parte integrante della realtà naturale circostante: sono Garibaldi e la nonna dell’autrice. Ad esse il serpeggiare cristallino ed asciutto dei versi dedica pensieri ugualmente solenni, consegnando con forza alla Sardegna un ulteriore ruolo di culla dello spazio e di madre del tempo.
Alessandro Mancuso

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