Guido De Marchi - Chiacchiere di sera - Poesia e Narrativa

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Guido De Marchi - Chiacchiere di sera

Catalogo



Guido De Marchi
Chiacchiere di sera e altre storie
pag. 132 - Euro 13,00

ISBN 978-88-89558-76-8


Col suo "CHIACCHIERE DI SERA E ALTRE STO-RIE", Guido De Marchi offre ulteriore prova della sua fa-condia e del suo amore per la città di Genova, splendida gemma consegnataci dai secoli e che egli gelosamente con-serva con la memoria di chi l'ha conosciuta nei suoi più au-tentici aspetti umani.
Una Genova che tutta si dispiega elevando a rango di pro-tagoniste, oltre che le diverse figure che danno vita ai singo-li episodi, anche le cose la cui presenza marginalmente av-vertiamo: le botteghe, le scomparse osterie coi tavoli del vi-no, le pietre cariche d'anni e di storie mai narrate, le piaz-zette miracolosamente assolate, il respiro di un mare sem-pre vicino.
Una Genova che sentiamo continuamente presente nello svolgersi delle varie vicende individuali e che si trasforma in uno spazio che, per quanto chimerico, è in grado di collega-re il contesto ambientale con quella dimensione più intima dei singoli personaggi, resi così ai nostri occhi più veri e più vivi. Una città che, benché labirintica, decide di farsi esplo-rare, e di parlare con la voce dei suoi abitanti: dei Donato, degli Andrea, dei Peppino, dei Nicola, dei Vittorio, del buon Pierino e di tanti altri, tutti magistralmente tratteggia-ti.
Ed è proprio anche in virtù del prepotente affiorare di que-sta ricca e complessa realtà costituita da vivacissimi attori recitanti sulla scena di un immaginario palcoscenico, che l'Autore riesce a riscattarli da quell'impronta di un eccessivo riserbo e nascondimento che erroneamente molti vogliono attribuire alla gente di Liguria. Chi, del resto, meglio dell'acuto ed esperto De Marchi saprebbe far scaturire vizi e virtù dai serrati colloqui con le persone realmente incon-trate, tasselli incancellabili facenti parte della sua stessa vita e appartenenti ad una mai spenta ed articolata genovesità? I ritratti che ne derivano sono talmente incisivi, che pare an-che a noi di essere a suo. tempo stati accanto a coloro che narrano la vicende ora tristi, ora liete, ora adombrate da una sottile, anche se a volte compiaciuta, nostalgia. Sono voci soliste che si fondono coralmente in un concerto di espe-rienze quasi complementari tra loro, come le facce di un diamante che, ciascuna riflettendo unicamente una parte della luce circostante, alla fine producono un effetto di splendore globale che tutto acceca.
Padrone delle vicende, le figure si animano e, tenendosi metaforicamente per mano lungo tutto il percorso narrati-vo, sembrano volerci comunicare che solo per un inconfes-sato pudore se ne stavano in precedenza silenziose e appar-tate: erano in paziente attesa di qualcuno che le ridestasse e le incoraggiasse ad uscire allo scoperto, invitandole ad er-gersi a testimonianza di un tempo passato ma tuttora capa-ce di sedurre anche noi. Costretti in tal modo a respirare quell'aria andata, a riassaporare quei climi antichi, ci ine-briamo come se assumessimo una droga buona, un caffè profumato, un cacao di lidi lontani.
Giunta la sera, le storie si confondono.
Un gruppo variegato si allontana. Poi sosta un poco, si vol-ge verso di noi. Scorgiamo la vecchietta delle banane che sostava all'angolo ormai dimenticato: alza a fatica un brac-cio e ci saluta. E Roberto, orgoglioso col suo sorriso sepol-to. Più in là Ezio, l'esule langarolo, con accanto la mendi-cante dalla voce roca. E l'uomo senza nome, dall'impermeabile sfaldato, adagiato nella sua felice solitu-dine.
E ancora Vincenzo lo speranzoso, Gina la belloccia scafata, Germano dall'amore mercenario, Enrico il dotto d'altri tempi. E poi Lino il polemico, Massimo il cinefilo, Cris il viaggiatore incantato...
Chiude il gruppo Pierino... Ci congeda.
E' il mesto addio di tutti. A noi e alla città.
Alla città del libero amore, delle speranze nutrite "in una grigia domenica d'inverno". Alla città dalle mareggiate sulle quali, orgogliosa, si innalza comunque sicura. Alla Genova dai viaggi interiori cercati come salutari esili alla tristezza, sospirati approdi di chi naviga senza vele, verso le soglie dell'altrove .
Ettore Cancellieri


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