Luigi Rubino - Come pagine al ventlo - Poesia e Narrativa

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Luigi Rubino - Come pagine al ventlo

LUIGI RUBINO
Come pagine al vento
ISBN 978-88-99042-49-3
Euro 10,00

La caducità della giovinezza e della vita, il tempo che passa, simboleggiato dalla forza vitale della rosa che va difesa dalla caduta e dalla morte, sembrano essere i paradigmi dai quali proviene la delicatissima lirica di Luigi Rubino. Uno stile intenso e lieve al contempo, un andamento malinconico che ha il potere di caricare di significati il passaggio terreno di chi, come il poeta, ne sa leggere le strutture intrinseche, ne sa fermare gli attimi e le occasioni, ne sa cogliere i sussurri in un vorticare leggero di suoni e di colori, di osservazioni e di riflessioni, in modo che il suo fluire incessante non risulti vano, racchiuso ed inafferrabile com'è nel grande mistero.
I ricordi sono l'unità di misura del nostro tempo, scanditi nei due periodi della giovinezza e della vecchiezza, con un'unica, impassibile, differenza tra l'una e l'altra: "La freccia del tempo" indica un'unica direzione, sempre, e il percorso è "Avanti / solo avanti / inevitabilmente avanti".
L'alternarsi delle stagioni è fonte di ulteriori immagini dall'andatura, se non proprio allegorica, sicuramente e pienamente simbolica; il poeta avverte i reconditi messaggi delle variazioni del tempo e dei paesaggi, leggendovi, appunto, ben altri suggerimenti e lanciandovi contro la forza dei proprio sogni, gli unici in grado di rilevare l'indissolubilità dell'amore e della morte. Il compito del poeta viene infatti paragonato, in questa raccolta "Come pagine al vento", alla ciclicità dell'impegno contadino, in un continuo ritorno di semina e raccolta dei sogni.
Interessante risulta la presenza ricorrente di esili terzine che ripetono la loro struttura ad intervalli tra gli altri componimenti: un quinario, un settenario e ancora un quinario; nei primi due di questi intervalli risuona, in posizione centrale e quindi preminente, il neologismo "ticteggiare" che rende alla perfezione sia l'idea di uno strumento ritmico, dal suono sordo e impersonale, per scandire il tempo, sia la corrente continua, benché lenta e beffarda, degli episodi dell'esistenza, dai ricordi d'infanzia alle riflessioni della maturità e della vecchiezza. Ecco che lo sfumare eterno delle cose, anche le più colorate e divertenti, si stempera in dolcissima tristezza, come nel significativo pianto di Pierrot; un pianto non disperato bensì sgomento, di riconoscimento della realtà nel suo vero volto adamantino e glaciale, senza più infingimenti e ormai refrattaria alle illusioni. Non ai sogni, però; quelli rimangono intatti e accompagnano la voce poetica con echi vellutati e protratti, con intuizioni liriche che sanno innalzarsi ben al di sopra del senso della perdita e rivitalizzano il tutto nei versi.
Luigi Rubino inserisce ad arte, in particolari sezioni della raccolta, gli elementi di descrittivismo paesaggistico che sono cari alla sua poetica; si tratta però di un descrittivismo elaborato in sintetici e sapienti spunti evocativi ("Alba in Val Trebbia" o "Tempesta sul mare"). La  ricerca disperata del tempo e del suono adatti alla poesia è un altro grave compito da portare a termine, per non lasciare affievolire la voce del sentimento che non conosce, di per sé, né età né parabole discendenti; compito grave soprattutto se rapportato ad un mondo che non "arresta il frastuono", che "trascina / inermi / gli uomini / nel giogo dell'ignoto" allontanando dalle verità più semplici e per questo più profonde, cedendo all'assurdità e alle lusinghe del nulla, che rendono inutile l'esistenza terrena, poiché la privano di un vero senso.
L'ineffabile classicità della poesia "Furore", con i suoi riferimenti classici di grande spessore e respiro largo nelle scelte timbriche e lessicali, costituisce anche da sola un ottimo saggio dello stile e dei materiali di ricchezza lirica che Rubino manipola con abile arte e disinvolta freschezza; in essa torna la riflessione sulla presunta alterità di vita e morte, tra sogno e irrealtà, tra coscienza ed esistenza, in un procedere chiasmico di estrema vitalità espressiva.
Alessandro Mancuso

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