Poeti e Novellieri contemporanei - Edizione 2017 - Poesia e Narrativa

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Poeti e Novellieri contemporanei - Edizione 2017


Poeti e Novellieri Contemporanei - Edizione 2017
f,to 17 x 24 - pagg. 182 - Golden Press - Euro 20,00 -

La poesia sembra essere uscita, silenziosamente e ormai in maniera definitiva, dagli interessi dell’umanità del nostro tempo. È inutile ricorrere a stratagemmi retorici, e insinceri, per cercare di dimostrare il contrario. L’autoreferenzialità di questa forma d’arte, che ha goduto nei millenni passati di ben altre fortune, è oggi conclamata. Se ne parla un po’, e spesso molto male, nelle aule scolastiche e universitarie, nel segreto di circoli riservati agli “iniziati”, in qualche sempre più raro convegno, nelle riunioni di premiazioni dei concorsi letterari, frequentati unicamente dai poeti stessi e dai loro innamorati o annoiati partners, parenti o affini. Oltre al danno la beffa: ci sentiamo infatti ripetere che “c’è bisogno di poesia”, salvo poi accorgerci che chi lo ripete è il primo a non farne uso, a non dedicarle l’attenzione che merita, a trascurarne gli effetti benefici che, privandoci di essa, non possiamo più percepire e fare nostri.
Forse sta leggermente meglio la prosa narrativa, ma è talmente soggetta a restrizioni e a condizionamenti da allontanarsi spesso dalla dimensione di “racconto letterario” per divenire qualcosa di diverso, di ibrido e non sempre riuscito; un prodotto spurio mutuato dalla necessità delle immagini, della velocità, della comunicazione immediata a cui siamo costretti e fin troppo avvezzi.
Detto questo, la rivelazione sconcertante che vorrei lasciare in queste  righe è che i poeti e gli scrittori esistono ancora, esistono comunque e dovunque, ostinati e imperterriti. Si badi, dico poeti e scrittori utilizzando una terminologia che, oggi come oggi, potrebbe anche risuonare eversiva: non ho detto “creativi”, “narratori” o “giornalisti”. Poeti e scrittori. Nonostante tutto. Non hanno pubblico? Pazienza, esistono. Li leggono solo gli amici? Benissimo, ma ci sono. Non vendono, non hanno visibilità, non hanno mercato? Meglio, sotto un certo punto di vista. In ogni caso scrivono, per fortuna. Sono più quelli che scrivono di quelli che leggono? Probabilmente è vero. E tanti scrivono male, non sono capaci, si avvitano in velleitari tentativi, lo sappiamo benissimo. A livello di mercato e di visibilità valgono quanto gli altri, purtroppo. Anzi, in molti casi, secondo le singole fortune e le opportune conoscenze, sono proprio “i non capaci” a riuscire ad erodere quei limitatissimi spazi  di attenzione che il sistema di informazione, trasmissione e “propaganda” dei media riserva ancora a ciò che un tempo si chiamava letteratura.
Eppure smascherarli sarebbe facile. Non occorre un genio per distinguere se uno scritto è bislacco o se è letteratura; e non c’entra il gusto personale, per quanto sia apertamente ormai corrotto e imbolsito, instupidito dalle cattive frequentazioni di cui il sistema si pasce di ingozzarci.
Un buon modo per riconoscere poeti e scrittori veri è la presente antologia.
Mi sbilancio nel dire che è probabilmente, se non la migliore, una delle migliori degli ultimi anni. Il livello qualitativo è altissimo, sia nelle prove in versi, dove forza espressiva, intuizioni, abilità di manipolazione retorica e linguistica risultano eccellenti, sia in quelle in prosa, caratterizzate da una capacità di intessere trame e di avvincere il lettore con robustezza dei passaggi narrativi, della scelta dei dialoghi, della completezza e complessità descrittiva e di scavo interiore. Un gran bel libro, insomma, non a caso impreziosito da molte prove risultate vincitrici o finaliste alla più recente edizione del premio letterario “L’Incontro” promosso da decenni dalla casa editrice “Golden Press”.
Un nutrito gruppo di autori presenti nelle diverse sezioni antologiche fanno parte del cosiddetto “zoccolo duro” della casa editrice, ma non mancano le nuove proposte, i rientri, i nomi che compaiono per la prima volta. A tutti, oltre al consueto grazie che si deve a chi contribuisce (qualcuno anche nell’ombra) a migliorare un po’ della nostra affannata umanità con le fatiche della propria arte letteraria in tempi così difficili, vanno l’augurio e l’esortazione a proseguire nella propria ricerca espressiva personale. Il capolavoro non è il “best seller”, ma il perfezionamento costante, lo scavo meticoloso della parola e delle immagini fino al livello sublime che è sempre e solo quello che si deve ancora raggiungere.

                                                                                                                                Alessandro Mancuso


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