Saveria Costantino - C'è un sogno d'amore - Poesia e Narrativa

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Saveria Costantino - C'è un sogno d'amore

SAVERIA COSTANTINO
C'è un sogno d'amore
ISBN 978-88-99042-44-8
Euro 8,00

Poesie come lunghi e struggenti racconti di sogni, arruffate come i sogni, vigorose e vitali come i sogni, e come i sogni terribili e vere, suscitatrici di vasti sollievi come di acute melodie nostalgiche vibranti di dolore e di passione. Saveria Costantino illumina di forza emotiva ogni verso, al punto da lasciarsi trascinare ed uscire sovente dalla metrica per estirpare la radice profonda dell'angoscia, del richiamo, del grido appassionato, della disperazione da combattere con la forza creatrice dell'arte.
Il sogno è sogno d'amore e di pace, di libertà e di riconquista dell'animo bambino, quello che stupisce di fronte alle cose più semplici e sa affrontare le più dolorose con imprevedibile energia e dignitosa compostezza lirica. L'occasione è spesso data da osservazioni fugaci, da grumi di pensiero personale o da avvenimenti universali, di portata planetaria, che pongono domande all'umanità nel tentativo, vano ma lodevole, di indurla a riflettere, di rinunciare alle ingiustizie, ai soprusi, alle vessazioni. Ma l'umanità che non sa provare e gestire i dolori più grandi di se stessa non sarà mai un'umanità di cui potersi fidare; ecco quindi che Saveria Costantino, nelle sue filastrocche festose come nei passaggi narrativi più complessi, toccanti e strazianti, propone l'alternativa sublime della poesia per far fronte alle brutture e alle miserie di cui l'animo umano, con le sue scelte, è pervicace portatore. L'arte non è vista infatti come approdo sicuro, o facile ricovero, ma come opportunità di riscatto e come alternativa alla caduta nel "pozzo oscuro della disperazione". Non tutti sono in grado di avvertirla, di farla propria, di assumerla come viatico per scegliere diversamente; non tutti. Solo i poeti, con il loro vissuto doppio, agito (o subito) e poi pensato e sublimato nella ricerca di un senso dato dal bello di una frase, dalla forza dirompente di un'intuizione, in un passaggio narrativo o nella rima tra due parole semplici, che sembrano rincorrersi leggere e fragili quando invece rivelano la floreale corazza di una sensibilità altra, superiore, potente al punto da capovolgere il sentimento della frustrazione a cui ci sottopone il destino. Dandogli, appunto, un senso.
Persino nei quadretti colorati e vivaci, come "19 settembre" affiora l'intenzione di contrapporsi agonisticamente ai colpi feroci del fato. Le osservazioni sono rivolte infatti agli esseri in sofferenza, soprattutto ai più indifesi, come i bambini costretti a rinunciare alla dolcezza della propria infanzia, in ogni angolo del mondo e nelle più disparate maniere. La lirica dedicata ai "bambini fantini" è una sorta di emblema delle infanzie carpite con forza e tracotanza; il tema viene poi sviluppato in senso più assoluto nei tanti componimenti dedicati alla scomparsa di un figlio bambino, rapito in cielo quasi a fermare, orribilmente, la sua immagine in un'eterna infanzia che è linea di demarcazione tra ciò che esiste e ciò che si deve disperatamente ricercare per ristabilire un contatto, forse solo apparentemente impossibile.
E poi i farmaci, enumerati con un misto di stridente compiacimento ed estrema vulnerabilità; gli oggetti del passato che riemergono dalla memoria come testimonianze concrete di figure care che non sono più, e che troviamo relegate nei ricordi, nei gesti e negli strumenti di un tempo, in una realtà che ha di sicuro mutato profondamente l'involucro sociale nel quale tutti ci agitiamo, senza però spostare di una sola virgola quelle che sono le ansie, le paure ancestrali, i dolori quotidiani che feriscono l'anima con tagli che non si chiuderanno mai più.
Saveria Costantino sa interrogare le ombre create dal sole su una parete, ma in un momento solo, fino alla repentina scomparsa del raggio, lo sfumare di un'illusoria possibilità a cui, ancora una volta, sarà la poesia a conferire sostanza e decoro nonostante la rottura dell'incanto che svanisce alla realtà per tornare, sotto altre sembianze, a dialogare con il cuore del poeta.
La bella raccolta "C'è un sogno d'amore" offre innumerevoli spunti di riflessione, specialmente sulle rielaborazioni del male, da qualsivoglia fonte esso provenga. Saveria Costantino interpreta il bene e la luce, così come fa altrettanto con il male e l'oscurità, senza risparmiarsi, senza timori nel mettere a nudo la propria anima profondamente ferita.
Lo stile, talvolta volutamente infantile pur nella robustezza prosodica dei versi, è solidale con l'emozione che produce l'intuizione e la parola, il pensiero e la lacrima, lo stupore per le manifestazioni amabili del nostro vivere quanto l'urlo strozzato in gola di chi vuole cacciare la morte (da qualunque parte la medesima arrivi) e ingaggia con essa una lotta impari ma che dà decisamente i suoi frutti.
Alessandro Mancuso

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