Teresa Montobbio - Prestami l'ali - Poesia e Narrativa

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Teresa Montobbio - Prestami l'ali

TERESA MONTOBBIO
Prestami l'ali
ISBN 978-88-99042-48-6
Euro 10,00

Il ricco canzoniere di Teresa Montobbio, "Prestami l'ali", testimonia la centralità della poesia quale strumento principe di conoscenza e di relazione con l'esistente. Non a caso la lirica che apre la raccolta, e che ripete il titolo dell'opera, costituisce una classica invocazione di carattere proemiale, in cui il poeta chiede, all'arte stessa cui si rivolge, assistenza e adeguata dotazione.
La poesia assume, nello sviluppo della silloge, il valore stesso della vita, diventandone una sovrapposizione, grazie ad un groviglio di ariose similitudini e metafore che ovunque arricchiscono i delicati e garbati versi; c'è la potenzialità taumaturgica, c'è la misteriosa e prorompente dinamica dell'ispirazione, c'è l'eco della classicità, c'è la verità primigenia dell'infanzia come scoperta della luce interiore delle cose e, infine, c'è il senso religioso profondo, nel quale la poesia riveste un ruolo fondamentale di codice particolare dell'assoluto.
Ed ecco allora che la notte e il giorno assumono sembianze meravigliose nella rielaborazione che di esse fa il pensiero poetico, e così accade anche per la gioventù, per gli affetti familiari, per le speranze deluse e tuttavia mai sopite, per i ricordi di un album di fotografie di famiglia che richiamano alla gestualità di un tempo che, benché scomparso dalla realtà quotidiana, è vivo nella memoria delle parole, e rivive nei versi, cristallino e immutabile, fermo, incantato.
La poetica di Teresa Montobbio è basata su osservazioni minimali che, una volta proiettate nell'armoniosa musicalità dei suoi versi pieni e rotondi, si fanno universali, gravide di simbologie e di riflessioni alte; basti leggere il componimento dedicato alla foglia tardiva, aggrappata al ramo d'inverno, e in particolare i versi della chiusa dove, all'arrivo della primavera con i primi germogli, "chissà se la nuova chioma / annoiata / starà a sentire la sua storia. / E forse sarà quell'angoscia / di non trovare più ascolto / (...) / che la farà finalmente / cadere".
Lo scorrere del tempo e l'esistenza stessa della temporalità nella concezione umana del reale, sono temi di primaria importanza nel libro di Montobbio. Non inganni il velo di malinconia che pervade i versi in quasi tutti i componimenti: il canto è infine gioioso in quanto l'ineluttabilità del destino della vita terrena non lascia spazio a facili recriminazioni. Nemmeno quando parla di emarginazione, di tragica fatalità, di ospizio e di ospedale, di carcere e di vizio, di indifferenza e di odio, di Caino che continua ostinatamente a spargere morte dall'inizio del tempo, aggiungendo inutile sofferenza alle molte, naturali, crudeltà del nostro destino di essere vivi. La poesia registra e definisce tutto questo, senza pretesa di intervento risolutore ma con la certezza di attribuirvi un senso meno transitorio, meno caduco del solito. Perché all'origine del fatto poetico ci sono quelle che Montobbio definisce, con splendida intuizione, "liturgie di meraviglia", che rendono il canto vicino alla preghiera.
L'epilogo del canzoniere è affidato ad una serie di quadri dedicati alle origini, al paese di provenienza, stilizzato nei pochi brevi e illuminanti tocchi descrittivi, in quanto ciò che più conta è ancora il senso dello scorrere del tempo e della propria storia personale, che equivale in prospettiva all'intera storia del genere umano, al suo percorso circolare, all'andar via di cose che il corso dei giorni e degli anni lascia vivi solo nella mente. Anche in questo caso la malinconia di fondo è temperata dal senso di allegria che infonde il ricordo dell' "antica cantina di papà", luogo simbolo di una vivace umanità avvicendatasi in altri tempi sui tavoli di un'osteria.
Infine il tempo e la vita cancelleranno anche le parole poetiche che hanno saputo conferire pienezza al tutto osservato e sentito sulla pelle come nell'anima, lasciando l'ultimo foglio bianco per la trasmissione di un silente addio.  
Alessandro Mancuso

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