Teresa Montobbio - Tempo - Poesia e Narrativa

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Teresa Montobbio - Tempo

Catalogo



Teresa Montobbio
Tempo
Euro 10,00

ISBN 978-88-89558-75-1



Le liriche di Teresa Montobbio sono splendide occasioni di rielaborazione immaginifica, tanto delle urgenze della realtà quanto delle emergenze del sogno. Perché in fondo il lavoro del poeta sta proprio nell'abile e misteriosa composizione alchemica di positivo e negativo, di dritto e rovescio, di luce e di buio. Il limite, o il segno di tale ricucitura, è sempre labile, per lo più inavvertibile, volutamente mimetico e metamorfico, dal momento che le parole danzano con assoluta e coinvolgente libertà all'interno di caleidoscopiche combinazioni retoriche, sempre armoniose e mai dissonanti nella cifra stilistica di Montobbio, anche quando l'argomento lascerebbe supporre un'inevitabile abbandono della quota estatica, che concede ovunque alla meraviglia il potere di sovrastare il tutto.
L'argomento del "tempo", come tema centrale correttamente annunciato dal titolo, è largamente soddisfatto, in quanto si tratta di un portato comune non solo ad ogni singolo componimento ma allo spirito interno che sovrintende ai legami tra una sezione e l'altra. La stessa collocazione dei segmenti lirici non interrompe mai il continuum di riflessione e di emozione che evolve trasformandosi nell'ordito ma non perde affatto di vista la trama. Talvolta le liriche procedono per coppie collegate da analogie immediate, o da elementi comuni che saldano la fine di una poesia con l'inizio della successiva. Ciò rende il lettore maggiormente consapevole del percorso poetico che sta seguendo e lo lascia incantato tanto dalla compiuta bellezza autonoma di ogni sezione, quanto dal gioco delle riprese e dei rimandi che collegano il discorso e lo sintetizzano, lo lasciano esplodere delicatamente in molti spunti differenti che vanno a posarsi senza disordine alcuno su altri elementi di osservazione.
Il fluire del tempo cadenzato sul riconoscimento progressivo dei simboli che si affollano è gestito a livello lirico con grande padronanza delle scelte lessicali ed effettiva energia comunicativa; tali simboli ne rappresentano tutti una parte, in ciascuno di essi vi è un po' di quel fluire che è al contempo trama del percorso contenutistico ed ordinamento concettuale delle visioni e delle immagini. Se ne scovano i riflessi in ogni palpito e in ogni angolo.
L'alternanza delle stagioni, in un percorso naturale e persino rituale, costituisce la macrostruttura di tutti i simboli legati al tempo, sia come ripetizione ciclica delle emozioni private ed individuali, sia come rinnovamento universale ed esistenziale, avvertibile nel continuo procedere di ciò che l'uomo definisce, nella sua cognizione spaziotemporale oggettivamente limitata, "tempo"; è qualcosa di più di un'allegoria, meglio, una testimonianza limpida e immediata del tutto, che non è solo astrazione.
Ogni poesia di quest'opera è uno scrigno di rilevanze esistenziali, un riflesso emotivo ben sedimentato nella culla di parole e immagini, ricamate ad arte, della quotidianità più semplice e per questo più vigorosa.
I fenomeni della realtà sono letti con il filtro dello sguardo poetico, a tocchi sapienti, soprattutto nei particolari abbacinanti che colgono alla sprovvista: "Alla luce dei lampioni / bisbigli di falene / a Boccadasse / nascondiglio di magie".
Interessante la sezione dedicata alla città come microcosmo di un tempo e di una civiltà ben definibili, soprattutto nell'immagine caustica di una Genova letta in termini assoluti, emblematici, di città in trasformazione: "ruderi futuri / su ruderi antichi", come d'altronde è destino che appaia ogni osservazione di un prodotto compiuto di qualsiasi civiltà umana.
Splendide poi le occasioni in cui a raggiungere la superficie del dettato poetico sono le memorie dell'infanzia, il ricordo dei propri vecchi, il rapporto con gli oggetti, quasi spettatori beffardi della nostra sottomissione al fluire dei giorni e degli anni, infine delle nostre vite: "Inquilini che non pagano affitto / sono di fatto proprietari / amati e riveriti / si coprono di polvere / che inutilmente togliamo".
Dalla primavera di rinascita, che apre per un lungo tratto la composita sezione iniziale della raccolta, si passa al fuoco catartico dell'estate (Falò di San Giovanni e Il Piromane) in cui, in alternanza alle osservazioni più squisitamente incantevoli della natura e dei suoi effetti, colpiscono digressioni sulle storture dell'umanità; ecco allora le riflessioni poetiche su droga, alcool, stragi del sabato sera, fatti di cronaca di oggi e del nostro ieri più vicino, riferimenti alle icone roboanti, nauseabonde e caotiche dell'accumu-lo consumistico che svuota progressivamente le menti e le coscienze. Il tutto temperato a dovere dal riferimento continuo alla fede come specchio acceso sulle immagini e sulle possibilità di salvezza.
L'autunno delle poesie che chiudono l'opera è meno pittorico di quanto ci si aspetterebbe per risultare invece, molto più raffinatamente, allusivo, pervaso dalla cruciale domanda biblica che un viandante rivolge ad una sentinella: "A che punto è la notte" ? Perché il pensiero umano non può prescindere dalla periodizzazione, dalla determinazione del tempo, dalla sua decodifica che solo una nascita, ovvero una ri-nascita, può neutralizzare. Il cuore dell'inverno affida quindi al mistero del Natale il compito di sconfiggere il tempo, nel momento in cui esso non è più in grado di offrire alcuna via d'uscita.
Alessandro Mancuso



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