Therry Ferrari Ampollini - Il cielo in tasca - poesie - Poesia e Narrativa

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Therry Ferrari Ampollini - Il cielo in tasca - poesie

THERRY FERRARI AMPOLLINI
Il cielo in tasca - poesie
Golden Press - Euro 8,00

Come gocce d’acqua limpidissima i versi di questa poetessa appartata ma così tenacemente radicata nella propria eletta condizione poetica, cadono di pagina in pagina. Sono una continua e trasparente meditazione proprio pensando ad un “Cielo in tasca”, quasi un portafortuna che orienta la nostra esistenza. Terry scrive e pensa secondo il ritmo di un pensiero leggero che però, a tratti, s’irrobustisce diventando intervento metafisico, un rito solenne che tuttavia nulla muta del proprio carattere e di quell’“altrove” verso il quale tutta questa poesia tende:  
“Esilio: pane azzimo
quotidiano
sulla tavola di
Coloro che
all’Effimero
scelgono
la nuova terra.
Promessa.”
Si va dunque da una promessa all’altra, da una immagine tenera e dolce ad un’altra, da un discorso presente ad uno futuro :
“Fuggitiva
mi rincorro.
Prima o poi confessandomi
accettando arrossire,
mi specchierò.”
Sta in questo lirismo sottile il fascino di una pronuncia poetica complessa ma vera, intimamente persuasa della propria giustizia, perché tale pronuncia non sia solo esercizio letterario, bensì pensiero scaturito dal silenzio:
“Silenzio,
fedele ascoltatore
segreto
della parola.
Silenzio,
mio Amico silenzioso, o
dietro te
nessuno.”
È una poesia, questa dunque, di Terry Ferrari Ampollini che si specchia sempre in se stessa così convinta d’appartenersi che non può fare a meno di definirsi sguardo:
“Pudore: intimo
indumento di seta.
Femminilità sottratta
a Sguardi
curiosi.”
La musica segreta e personalissima dell’Essere domina allora tutte queste pagine intridendole di una verità che si leva in volo rallegrandosi d’essere gradita al lettore come un amore antico che ha in sé ogni sua condizione di pianto e di felicità.

Giuseppe Marchetti


*     *     *     *     *

Ricca di aeree fragranze, di una levità inafferra­bile, sfuggente eppure solida, la poetica di Terry Ferrari Ampollini conosce la sublime virtù della sovrapposizione di stile e temi. Virtù invero tutt’al­tro che frequente, quella di ottenere versi talmente scolpiti da mostrare le rilevanze ideali più nella scelta dei singoli termini che nella concatenazione logica e analogica che attraverso il significante conduce al significato.
In questa raccolta di versi limpidi e sfuggenti, la sintassi, pur già stilizzata nel manuale d'uso con­sueto dei componimenti poetici, sembra quasi scomparire del tutto, a vantaggio di frequenti acco­stamenti diretti tra parole non legate da altra archi­tettura che non sia quella dei rimandi diretti di un sostantivo e un aggettivo, di due o più sostantivi di­sposti in sequenze di pensiero reinventate e basilari, per cogliere il cuore dell'emozione da fermare.
La reinvenzione sintattica per versi brevi sibil­lini, talvolta allusivamente telegrafici, interrotti l'uno nell'altro, ha come la funzione di due colori che sembrano non stare insieme e invece permet­tono, dal loro incontro, di indovinare la tonalità voluta. L’abolizione dei connettivi, insistita e splendente, ci suggerisce che nessun tramite può essere accettato tra la forza-luce della parola e l’entusiasmo che l’ha cercata, voluta, generata, eletta a designare i sussulti del cuore.
Tutto questo produce, come primo risultato, la segnalazione d'importanza del silenzio; quello che traspare, misterioso ed evocativo, tra un movimento e l’altro della medesima, asciutta ed essenziale li­rica. Sembra quasi di aggirarsi tra neologismi, per­ché anche le parole convenzionalmente intese hanno l’aria di non bastare nemmeno a se stesse, oltre che alla trasmissione di un’intuizione che sia vera, che si possa avvertire nella sua intrinseca au­tenticità, che è poi il meccanismo magico che mette in comunicazione lo slancio emotivo del poeta con quello del lettore.
La simbologia ricorrente del volo è la chiave di lettura di un rapporto interiore tra il finito e il non definito; quel cielo del titolo indica dinamiche emozionali che per propria natura guardano verso l’alto, a sancire l’urgenza di allontanamento dalle dimensioni spaziali e temporali consuete.
Le riflessioni rapide, quasi perpetue intermit­tenze esistenziali, non possono e non devono avere confini, nemmeno quando affrontano il problema del tempo, di un prima messo in relazione con un dopo, di un’età passata, infanzia o giovinezza, con il centro che è pensiero costante.
Il tempo poetico, nelle liriche di Ampollini, è uno solo, ossia un continuum che sa guardare al passato raccogliendone l’essenza più recondita, in luogo della facile e sterile nostalgia, alla portata di tutti, ma che nel contempo si colloca in un eterno presente del sentire, del dialogo franco con l’anima, del cesello di un’intuizione che conduce alla scul­tura di quella manciata di parole che ne sanno rap­presentare la vigorìa e il mistero. Perché il vero “Giardino dell'Eden” è in fondo solo  un luogo in­terno all’anima, dove infanzia e giovinezza, natura e confronto con gli urti della vita, si travasano a vi­cenda succhi delicati e raffinati, senza interruzione e senza i segnali impietosi che il tempo lascia nella carne, nella pelle, nel modo di guardare degli occhi attraverso le epoche rapide della nostra esistenza.
Il soliloquio nel libro di Ampollini è ricco di sorprese, come un album che sappia rinnovarsi ogni giorno tenendosi ben saldo alle proprie verità. È un soliloquio alto e profondo, ricco di simbologie, co­stituito da improvvisi decolli e picchiate vertiginose che con una sola parola, spesso in clausola dei componimenti più brevi, spiazza e manda in corto­circuito quella che all’inizio poteva sembrare l'es­senza del canto; si rivela invece, a ben guardare, un mero pretesto su cui Ampollini pennella l’intui-zione reale con l’apparente noncuranza di chi ha centrato pienamente l’obiettivo della trasmissione dell’in­sondabile, dell’indefinito, appunto. Ed è fatale che esso stia “in tasca”, come gli oggetti che ci seguono per anni attraverso il nostro tempo e attraverso tutti gli spazi più lontani e disparati in cui ci è dato di vivere; ebbene, come quegli oggetti la voce poetica attraversa le stagioni della vita ed è sempre lei, non sbaglia, non cambia, è l’infanzia che eravamo e che siamo, è la gioia o la sofferenza, lo smarrimento o l’apertura radiosa che non muta al mutare degli anni e delle condizioni. Perché è ciò che una voce poe­tica ha di più vero e di più essenziale.
Questo volume è il frutto di una continua ricerca espressiva tra anima e restituzione poetica; un tra­vaso, un’interpretazione intima, la lettura di sé nei versi e nelle emergenze lessicali, appuntate come segni di rara limpidezza comunicativa.

Alessandro Mancuso



Terry Ferrari Ampollini vive a Parma.
Scrive da molti anni per passione e per esprimere la ricchezza e l’esuberanza del suo cuore sempre alla ricerca d’infinito.
Ha già pubblicato: Stille (Luigi Battei, 1986); Bat-titi, 1987; Presenze (Top Media, 1995); Dal mio silenzio (OTma, 1997); Iride controluce (Linea Cultura, 2002); Parole velate (Ibiskos Ulivieri, 2007); Poeticamente fra limite e infinito, 2011.
Presente in numerose e prestigiose antologie, ha ottenuto lodevoli premi e riconoscimenti letterari nazionali e internazionali.
Accademico d’onore inserita nell’Albo d’oro dei Poeti.

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